OBESITÀ, UN FENOMENO IN CRESCITA MA PREVENIBILE

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Farina 00, un Rischio da Evitare
30 luglio 2018

Obesity Day, Ottobre 2018, Giornata Mondiale Contro l’Obesità. Focus on Alimentazione e Benessere per prevenire e curare un fenomeno sempre più in crescita.

L’obesità rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica a livello mondiale, che in molti soggetti può facilmente colpire la sfera psicologica e trasformarsi, nei casi più gravi e delicati, in patologie ancor più invalidanti come la depressione.

Siamo infatti di fronte ad una vera e propria epidemia globale, definita “globesity, che nei prossimi anni potrebbe colpire un numero sempre crescente di individui e provocare ingenti problemi sanitari.

L’obesità, e la vicina condizione di sovrappeso, rappresentano, infatti, importanti fattori di rischio per le principali malattie cardiovascolari, e per numerose altre malattie croniche.

La prevalenza dell’obesità a livello mondiale è più che raddoppiata tra il 1980 e il 2014 e sono dunque necessarie azioni importanti al fine di contenere questo fenomeno.

Secondo il rapporto Osservasalute 2017 emerge che in Italia, nel 2016, più di un terzo della popolazione dai 18 anni in su (35,5%) è in sovrappeso, mentre poco più di una persona su dieci è obesa (10,4%); complessivamente, dunque, il 45,9% dei soggetti adulti si trova nella condizione di eccesso ponderale, la quale interessa maggiormente le regioni meridionali rispetto al settentrione.

Gli eccessi ponderali sono condizioni caratterizzate da un sovrabbondante accumulo di grasso corporeo, in genere dovuto a stili di vita scorretti, quali alimentazione sbilanciata (malnutrizione per eccesso) e vita sedentaria, più raramente è dato invece da condizioni genetiche, disfunzioni endocrine o utilizzo di terapie farmacologiche che favoriscono l’aumento ponderale.

L’obesità non è un “problema dei ricchi” come molti pensano, o almeno non solo. I gruppi socialmente ed economicamente più deboli sono, infatti, più colpiti da questa patologia perché spesso hanno meno accesso all’educazione e a corrette informazioni sugli stili di vita salutari e vivono, di solito, in zone che non facilitano il trasporto attivo e lo svago. Inoltre i cibi più economici hanno di norma minore qualità nutrizionale ed elevata densità energetica.

L’indice di massa corporea (IMC o BMI) permette di fare diagnosi di sovrappeso e obesità, pur non tenendo conto della composizione corporea in termini di massa magra e massa muscolare. Tale indice si calcola dividendo il peso (espresso in kg) per il quadrato dell’altezza (espressa in metri), e si attesta su una condizione di obesità se il valore risultante è ≥ 30 Kg/m2.

E’ importante poi la distribuzione del grasso corporeo, poiché un accumulo di grasso nella zona addominale (grasso viscerale) è molto più pericoloso di un accumulo dello stesso sul fianco o sulla coscia, poiché è in grado di produrre sostanze ad azione pro-infiammatoria che alterano negativamente lo stato metabolico del soggetto.

Per misurare la presenza di tessuto adiposo intra-addominale in eccesso si utilizza la circonferenza addominale, parametro facilmente rilevabile con un nastro metrico. Si considera a rischio una circonferenza addominale ≥102cm nell’uomo e ≥88 cm nella donna.

Oltre ai parametri antropometrici, la valutazione ottimale del paziente obeso deve comprendere anche numerosi parametri ematici e strumentali.

Un problema particolarmente grave è quello dell’insorgenza dell’obesità tra bambini e adolescenti. In Italia, dai dati di OKkio alla Salute, del Ministero della Salute sono emersi dati allarmanti (anno 2014): il 20,9% dei bambini di 8-9 anni è risultato in sovrappeso e il 9,8% obeso.

Il soggetto obeso in età infantile ha più probabilità di esserlo anche da adulto e tale condizione aumenta quindi il rischio di sviluppare precocemente patologie di natura cardiovascolare e condizioni di alterato metabolismo tipiche dell’età adulta, quali diabete di tipo 2, ipertensione, dislipidemia, ecc.

I bambini in sovrappeso, inoltre, tendono a sviluppare un rapporto difficile con il proprio corpo e con i propri coetanei; una condizione preoccupante che li porta progressivamente ad allontanarsi dalla vita sociale fino a sfociare in pericolosi stati di isolamento, perché in questi casi spesso si intensificano ulteriormente le abitudini sedentarie e, soprattutto, si corre il rischio concreto di un’amplificazione del fenomeno anche a livello psicologico.

La terapia dell’obesità consiste nella riduzione del peso corporeo da effettuarsi sotto stretto controllo medico. Tale scopo si può raggiungere, o meglio ancora prevenire, seguendo un’alimentazione corretta e personalizzata, affiancando ad essa un regolare programma di attività fisica adeguato alle proprie possibilità e al successivo mantenimento del peso.

La dieta da seguire deve essere varia, equilibrata e ricca di alimenti a bassa densità calorica; bisogna quindi ridurre il consumo di alcol e alimenti confezionati che spesso sono troppo ricchi di grassi e zuccheri, incrementando invece il consumo di verdure, legumi, cereali integrali ed in generale cibi non processati.

Nei casi più gravi di obesità si ricorre ovviamente a diete molto più restrittive e programmi più dettagliati, nonché interventi chirurgici ove possibile, mentre in altri casi può essere d’aiuto ricorrere ad un supporto psicologico per ovviare ai problemi legati ai disturbi del comportamento alimentare che spesso si nascondono subdolamente dietro questa patologia.

L’obesità, dunque, è una patologia ampiamente prevenibile e possiamo fare molto per contrastarla, basta condurre stili di vita sani e più salutari, concedendo al proprio corpo più tempo per l’attività fisica, dallo sport ai piccoli accorgimenti quotidiani, come ad esempio bere pochi alcolici, non fumare, fare spesso le scale anziché prendere l’ascensore e parcheggiare lontano per potersi concedere una camminata.

Biologa Nutrizionista Roberta Capoccia

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